Recensione a cura di Riccardo Pasqualin

Lo studioso Federico Moro ha all’attivo ben 56 monografie tra romanzi, saggi storici, guide turistiche e testi teatrali. Una produzione ampia, variegata e quasi interamente dedicata al territorio veneto.
Nel 2025, per Linea Edizioni, lo scrittore ha pubblicato un nuovo libro pensato per essere una storia e una guida del patavino Museo Storico della Terza Armata: Dalle muse alla storia. Palazzo Camerini-Bembo e il Museo della Terza Armata. Questo volume si impone, a giudizio di chi scrive, come uno dei lavori più belli di Moro (speriamo che il lettore possa perdonare l’apparente banalità di questo aggettivo, ma nel nostro caso è davvero il termine giusto: semplice e spontaneo). Tra queste pagine si ricongiungono due sentieri dell’esperienza del ricercatore: da un lato la lunga pratica di narratore di città, territori e paesaggi, dall’altro la simpatia autentica che lo lega alla Terza Armata di Padova, al suo presente e alla sua memoria. E non è affatto scontato per un libro scritto “su commissione”, cioè su richiesta dell’ente interessato e di diverse importanti istituzioni.
Il volume, scritto con un linguaggio piano, una forma chiara e adatta alla divulgazione, prende le mosse da un edificio, Palazzo Camerini-Bembo in via Altinate, e ne fa il protagonista di un racconto che attraversa i secoli offrendo degli spaccati sulla storia d’Italia che spaziano dalla vita di Pietro Bembo (1470-1547) – uno dei padri della lingua italiana – alle vicende della Grande Guerra. Senza rinunciare alla precisione dello storico, Moro non disdegna qui di porsi nella doppia veste di narratore per guidarci attraverso le metamorfosi del palazzo.
E il merito maggiore del libro sta proprio in questa capacità di tenere insieme le storie: quella di Padova e quella dell’Italia, quella dello stabile e quella dei personaggi che lo hanno abitato, con i loro ideali, le loro ambizioni e desideri. Le spiegazioni non sono mai aride o puramente celebrative, ma al contrario, restituiscono il senso vivo del tempo, mostrando come nei luoghi possano stratificarsi valori, idee e memorie in continuo dialogo con il presente. Quanti eventi epocali per tutti i popoli della Penisola sono passati anche per di qua: per quella strada che i padovani attraversano ogni giorno e il più delle volte distrattamente. Occorreva raccontarlo, infatti quello di Moro è un saggio che a Padova ancora mancava e che va a colmare una lacuna. C’è da sperare che ne faccia tesoro anche il sistema turistico cittadino.
La guida accompagna il lettore nel nuovo allestimento museale, illustrando gli anni della prima guerra mondiale attraverso cimeli, documenti e ricordi, aiutando i visitatori a comprendere il ruolo di questi oggetti come strumenti per la conoscenza del passato.
Bisognerebbe riflettere di più sul concetto stesso di “Museo” e sulla singolare evoluzione che il significato di questo vocabolo ha avuto nel tempo. Ad Alessandria d’Egitto il museo era propriamente il luogo del culto delle Muse: delle arti e delle virtù umane, ed era vissuto in una dimensione che era insieme operativa e morale, oltre che contemplativa e religiosa. Oggi, invece, per musei si intendono delle gallerie di reperti e opere d’arte. Ma il Museo della Terza Armata incarna pienamente entrambi i ruoli: non è solo una raccolta e una collezione, ma anche un laboratorio culturale vivo, che ospita e organizza conferenze settimanali, convegni e presentazioni di libri che spaziano su diverse discipline e su ogni epoca storica, una casa del sapere che pubblica ogni anno una Strenna che raccoglie saggi storici dedicati ai più disparati argomenti (l’ultimo numero è da poco disponibile presso il Museo).
Anche l’opera di Federico Moro ci mostra soprattutto come il passato possa essere custodito senza essere “imbalsamato”, e come esso vada integrato nella nostra quotidianità riconoscendone il valore di nutrimento continuo.
Ci auguriamo che il Museo della Terza Armata esca dai lavori di restauro e riorganizzazione a cui sta attualmente venendo sottoposto più ricco e confortevole di prima. Magari dotato di una biblioteca inserita nel circuito nazionale e di un archivio documentario ordinatamente catalogati per essere consultati più agevolmente dai ricercatori, dagli studenti, o anche dai semplici curiosi, che vogliano venire a vedere le carte del fronte, le fotografie d’epoca, le firme di tanti illustri personaggi, le lettere, i diari e gli altri manoscritti della Prima Guerra Mondiale qui custoditi.
Da “Storia Veneta n°82” – febbraio 2026