Di Maria Masolo e Sergio Rusalen
Giovanni era nato a Venezia il 5 maggio 1799, ultimo discendente dei Querini del ramo di Santa Maria Formosa o dei Gigli, una delle 12 famiglie che avevano fondato la città di Venezia e nel corso dei secoli avevano ricoperto ruoli di primaria importanza al governo della città1). Nel 1808 la famiglia aveva assunto l’appellativo di Stampalia che deriva dall’isola di Astipalea nel mare Egeo, di cui erano stati feudatari nel Quattrocento2).
1) I Querini che appartenevano alle case
‘vecchie’ facevano risalire le proprie origini ai dogi Maurizio e Giovanni (764-804)
che secondo la tradizione veneziana avevano di cognome Galba.
Da sempre legati alle vicende della Repubblica la famiglia ebbe 15 Procuratori di San Marco e un cardinale (anche se furono l’anima della congiura del 1310 ).
2) All’inizio del Trecento un antenato di Giovanni acquistò l’isola greca di AstipaleaStampalia che assieme a Santorini e
Amorgo costituirono una piccola contea
che la famiglia Querini detenne fino al
1537, quando i territori vennero conquistati dagli Ottomani.
L’educazione di Giovanni avvenne sotto la guida d’importanti precettori, che tra Venezia, Milano e Bologna, luoghi dove il padre si era trasferito in qualità di funzionario imperiale, contribuirono ad una formazione culturale raffinata, di alto livello e dai molteplici interessi. Laureatosi a Padova nel 1820 in utroque iure (Diritto civile e canonico) non abbandonò mai i suoi interessi anche in altri svariati ambiti del sapere, come ad esempio quello letterario, artistico e scientifico, dove per molti anni concentrò i suoi studi. Di lui sono note le doti di uomo, filantropo ed imprenditore. Alla sua morte avvenuta nel 1869 lasciò alla città di Venezia – secondo volontà testamentaria – tutto il cospicuo patrimonio (il palazzo di famiglia, terreni, immobili, libri, quadri, arredi, opere d’arte, monete …), per la costituzione della Fondazione Querini Stampalia: «…atta a promuovere il culto dei buoni studi, e delle utili discipline…»3). Dispose in particolare che la Biblioteca, nel suo palazzo di Santa Maria Formosa, fosse fruibile agli studiosi di tutto il mondo anche nei giorni in cui sono normalmente chiuse le Biblioteche pubbliche e con orari serali. Dai cataloghi settecenteschi della Biblioteca dei patrizi Querini si rileva che la famiglia già da tempo disponeva di un cospicuo patrimonio di opere riguardanti non solo ambiti di formazione culturale erudito-antiquaria, ma anche architettonico-tecnica4). Si tratta di volumi di architettu-
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Nella pagina precedente:
Venezia, Palazzo Querini Stampalia, sede dell’omonima Fondazione, in una foto di Paolo Monti del 1963, Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, Milano (fonte: Wikipedia).
3) Statuto Fondazione Querini Stampalia, 1999, art. 2.
4) E. Concina, “I Querini -Stampalia: una famiglia patrizia,
la cultura architettonica e la tecnica nel ‘700 veneziano”,
in a cura di G. Busetto e M. Gambier, «I Querini Stampalia
un ritratto di famiglia nel settecento veneziano», Venezia,
1987, pp. 115-124.
Pinacoteca Querini Stampalia: ritratto in mosaico di Giovanni Querini Stampalia.
Da sinistra:
Fondazione Querini Stampalia: Campo Santa Maria Formosa – Venezia.
Particolare dell’ingresso alla Biblioteca.
ra militare, idraulica, costruzione navale, opere relative alle complesse problematiche della ‘regolazione dei fiumi’ nella Terraferma veneta, sulle colture forestali, scritti di agrimensura, ma anche testi di balistica e artiglieria, tavole sull’uso dei logaritmi in matematica, opuscoli di ottica e meccanica, trattati sulle più moderne teorie economiche. Giovanni Querini, dunque, uomo dalla vasta ed eclettica formazione era in evidente continuità con quelle istanze culturali che vedevano: «…le scienze ministre della pubblica felicità anzi che testimoni dell’applicazione privata»5). Nato pochi anni dopo la caduta della Repubblica, Giovanni dimostrò di possedere una sensibilità particolarmente attenta alle problematiche sociali, visse gli anni travagliati di una Venezia in piena decadenza e ‘depredata’ di una gran parte dei suoi beni.
Come risulta da alcuni carteggi epistolari, egli possedeva un particolare interesse per l’agricoltura che riteneva una fonte primaria per il progresso e lo sviluppo economico. Erede di un vasto patrimonio, grazie anche al lascito testamentario dello zio Gaspare Lippomano, si dimostrò un abile ed oculato amministratore dei propri beni. Le sue agenzie si distribuivano su un territorio piuttosto vasto: Venezia, Mestre, Dese, Cavarzere, Campodipietra, Oderzo, Meduna, Treviso, Cologna Veneta, … dove in molte di queste località venne eletto nei consigli comunali, partecipandone attivamente.
Proprietario di vasti latifondi, s’impegnò in diverse opere di bonifica utilizzando le più moderne idrovore a vapore, dimostrando di possedere
un approccio imprenditoriale innovativo mirato ad incentivare la messa a coltura di terreni improduttivi, la cui economia era da lungo tempo stagnante.
Anche in ambito aziendale si dimostrò particolarmente abile. A tal fine si vuole qui mettere in luce l’operato del Querini in due ambiti distinti, forse meno noti: la Filanda di Campodipietra in territorio opitergino e i molini di Pasiano e del Malgher, località situate a confine tra Veneto e Friuli.
I beni e le proprietà fondiarie tra il Piave e il Livenza
1 – La Filanda di Campodipietra, Salgareda
Campodipietra è una località del comune di Salgareda (provincia di Treviso), il cui toponimo deriva da salghér, denominazione locale di salice – albero che si sviluppa frequentemente lungo
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Da sinistra:
Pietro Comparetti, “Saggio sulla coltura e governo dei’ boschi”, 1798, Padova.
Sigismondo Alberghetti, frontespizio di “Nova Artilleria veneta” e la xilografia dell’allegoria sugli armamenti della flotta veneziana (1703).
5) Espressione usata da F. Bianchini nell’“Introduzione
all’opera e breve compendio alla vita dell’autore”, in G.
Montanari, «Le forze d’Eolo. Dialogo fisico- matematico»,
Parma 1694. Il Bianchini individuava nel pensiero di G.
Montanari l’affermazione della moderna operosità scientista galileiana. Le sue opere erano ben presenti nella
ricca biblioteca di Cà Querini, che includeva nel proprio
elenco manoscritti inediti dell’autore. Al riguardo, si veda: M. Masolo, “G. Montanari, la Filosofia Sperimentale
Moderna e la Scienza dell’Ingegnere 1678-1687”, Tesi di
Laurea, Istituto Universitario di Architettura Venezia,
Relatore: Prof. E. Concina, aa.1986-’87.
fiumi o in prossimità dei fossi soprattutto nelle campagne. Il territorio è ricco di corsi d’acqua quali il Piave, la Bidoggia e la Grassaga, le cui sponde per secoli furono ricoperte da boschi. Verso la fine del XVII secolo molte famiglie patrizie veneziane che qui possedevano vasti latifondi lambiti da questi corsi d’acqua, costruirono le loro residenze di campagna come: i Foscari, Gritti, Correr, Gradenigo, Giustinian.
Nel 1792 i Querini e le famiglie Morosini-Gatterburg entrarono in possesso della proprietà che comprendeva una grande villa edificata nel 1652 dalla famiglia patrizia Giustinian, con gli annessi rustici e un vasto patrimonio terriero. Successivamente la villa, rilevata per l’intero dai Querini e denominata “il Domenicale di Campo di Pietra”, subì una serie di progressivi ampliamenti, dovuti ad un periodo di prosperità, grazie agli importanti interventi di bonifica dei terreni circostanti e all’introduzione dell’allevamento del baco da seta. Il latifondo comprendeva una serie di possedimenti tra Salgareda, Oderzo, Breda di
Piave: «… campi APV, case di muro e teza di paglia, boarie, …, osteria…»6). I “Libri mastri dell’agenzia di Campodipietra”, ad iniziare dal 1823, e quelli relativi alla gestione delle boarie a partire dal 1835, documentano un’intensa attività amministrativa del Querini tesa a promuovere l’attività agricola attraverso l’introduzione di nuove seminagioni, l’uso di strumenti rurali innovativi e l’impiego delle donne locali nelle proprie filande.
In questi anni molti furono i proprietari terrieri che cominciarono a manifestare un interesse via via crescente nei confronti della bachicoltura. Nella metà dell’800 divenne perciò molto importante l’allevamento dei bachi ma altrettanto rile-
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Due foto di Villa
Giustinian-Querini Stampalia ora Molon-Traverso in Campodipietra, Salgareda (Tv): a sinistra il corpo centrale della villa e la barchessa est.
Donne al lavoro in una filanda veneta di fine Ottocento. Stampa tratta dal periodico “L’Illustrazione Popolare”.
6) BQSVe, “Archivio Privato della Famiglia Querini Stampalia”, bb. 34/5, 34/6, 34/18, 38/2, 39/1, 43/1, 45/15, 47/1,
48/1, 51/4, 59/3, 60/1, 61/1. Una parte dei Giornali e Libri
mastri, furono compilati dallo stesso Giovanni Querini.
La famiglia Querini Stampalia – eredi Giustiniani – aveva
contribuito anche a lavori di ampliamento e abbellimento
della piccola chiesa di Campodipietra, investendo danari
che si trovavano nella Zecca di Venezia, provenienti dal
legato annuo di mons. Marco Giustiniani (1692-1735)
patrizio veneziano, già vescovo di Torcello e giuspatrono
di Campodipietra.
vante per l’economia veneta fu lo sviluppo dell’industria serica. Il Querini si dimostrò da subito in tal senso un abile e avveduto imprenditore, tanto da partecipare nel 1851, con la seta prodotta nella filanda di Campodipietra, alla Grande Esposizione Universale delle Nazioni di Londra acquisendo il massimo dei riconoscimenti con la medaglia d’oro.
Si deve ricordare, inoltre, che nel XIX secolo la coltivazione del gelso aveva raggiunto la sua massima espansione; nelle campagne della provincia di Trevis
o questa coltivazione si presentava sia come recinzione dei campi sia come albero di sostegno per la vite. La diffusione del gelso si accompagnò
naturalmente ad un incremento sempre più consistente e diffuso degli allevamenti del baco da seta, che con una spesa limitata fornivano un cospicuo apporto alla rendita della proprietà fondiaria, mentre i bozzoli costituivano quasi sempre l’unico prodotto che concedeva al contadino un po’ di denaro contante.
È interessante ricordare che la villa di Campodipietra non rappresentò solo un importante centro produttivo ma il Querini – uomo di vasta cultura e poliedrico negli interessi – vi ospitò in più occasioni il pittore veneziano Gabriele Bella (Ve: 1720-1799) che dipinse alcune delle note “Scene di vita veneziana” oggi conservate presso la Pinacoteca Querini di Venezia7). Dopo la morte nel 1869 del conte Giovanni Querini Stampalia tutti i possedimenti dell’entroterra veneto – come da suo testamento – furono progressivamente venduti; nei primi anni del novecento la villa di Campodipietra, fu acquisita dalla famiglia Guido Carretta di Santa Maria di Campagna (Tv)8).
Durante gli eventi bellici della Prima Guerra Mondiale, la villa venne gravemente danneggiata trovandosi a circa 3 km dal Piave fu occupata dalle truppe austriache e colpita dall’artiglieria italiana. Nei primi anni del dopoguerra subì una prima serie di restauri e la costruzione di nuove cantine.
Con la seconda guerra mondiale in seguito all’armistizio del 1943, presso la villa s’insediò un distaccamento di soldati tedeschi che si ritirò nell’aprile del 1945. Alla fine del conflitto mondiale la villa fu sede del comando di brigata G. Girardini del C.N.L. dove si radunò la prima giunta. Nel 1969 la villa venne iscritta all’Istituto Regionale Ville Venete.
Dal 1995 la villa appartiene all’azienda agricola Molon-Traverso.
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Tra i numerosi dipinti di Gabriele Bella esposti nella Pinacoteca Querini Stampalia (Venezia): “I funerali del doge ai santi Giovanni e Paolo” e “Battaglia con bastoni sul ponte di Santa Fosca”.
7) Su questo pittore non si possiedono molte informazioni
biografiche. Fu attivo tra il 1740 e il 1782.Le sue opere,
coeve a quelle del Canaletto e F. Guardi, costituiscono un
importante valore documentale per la fedele rappresentazione del periodo storico. Quasi tutta la sua produzione
pittorica è conservata presso la Pinacoteca Querini Stampalia di Venezia.
8) La famiglia Carretta nuova proprietaria unitamente
all’allevamento dei bachi da seta, sviluppò di fatto un’azienda agricola di un migliaio di ettari con campi vitati e a
semina di frumento e mais.
2 – I Molini del Malgher e di Pasiano
Giovanni Querini entrò in possesso dei molini del Malgher (territorio di Meduna di Livenza-Tv) e di Pasiano (Pn) dopo la morte dello zio Gaspare Lippomano ultimo della sua famiglia, il quale aveva lasciato al nipote la gran parte dei suoi beni. Il Lippomano era un Dolfin (del ramo di San Pantalon) per parte di madre9).
Andrea e Daniele Dolfin rispettivamente padre e figlio avevano ricevuto da Marco Michiel dalla Meduna – mediante il lascito testamentario sottoscritto presso il notaio Domenico Paulini Garzoni di Venezia il 10 settembre 1699 – la donazione dei beni nella Patria del Friuli, i molini del Malgher e di Pasiano; questi si trovano dettagliatamente descritti nei Catastici, oggi conservati presso l’archivio della famiglia Querini Stampalia.
Nello specifico le proprietà del Malgher che negli atti vengono indicate in Corte dell’Abbà, località presso Meduna di Livenza, riportano un molino di sei ruote, case che servono come abitazioni per i mugnai, caneve, granai sopra barchesse dotate di portici, stalle, casoni.
Nella donazione era compreso anche uno squero per la riparazione delle barche posto sempre al Malgher, esattamente a metà strada tra gli squeri di Tremeacque e quello posto allo sbocco del Monticano nel Livenza, vicino al castello di Motta di Livenza.
Il complesso di Pasiano, oltre al molino a otto ruote e alla sega, aveva altre importanti attività: un battiferro, un follo per panni, una bottega do-
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Archivio Privato Famiglia Querini Stampalia, b. 45/6, 1850: Comune Censuario di Campodipietra con Campo Bernardo (Tv).
Dallo stesso archivio: Catastico Beni Famiglia Dolfin.
9) Si tratta del ramo della potente famiglia Dolfin di San
Pantalon, il cui palazzo si affaccia sul rio di Ca’ Foscari,
dal 1955 ad oggi sede dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Per un eventuale approfondimento sul palazzo si veda: (a cura di) D. Mantoan, O. Quaino, “Cà Dolfin e i
Cadolfiniani: Storia di un collegio universitario a Venezia”, Venezia, 2014.
Marco Michiel sottoscrisse un atto di donazione dei beni di Meduna e Pasiano ai nobili Daniele II Dolfin detto Andrea e a suo figlio Daniele III Dolfin, detto Giovanni, con i quali era legato da un rapporto di lunga amicizia.
ve si vendevano i panni tratti nel follo e un piccolo edificio ad uso di osteria.
Tutte queste proprietà rimasero ai Dolfin fino al 1822; in seguito alla morte di Cecilia, ultima discendente di questo ramo, i beni furono ereditati dal figlio Gaspare Lippomano. Nel codicillo del testamento di Gaspare, sottoscritto il 29 dicembre 1850, le proprietà traslarono interamente al nipote il conte Giovanni Querini Stampalia, figlio della sorella Maria.
Dalle carte dell’Archivio privato Querini Stampalia risulta che già dal 1798: «…2 poste di molini nelle ville di Malgher e Pasiano….» erano tenuti in affitto dalla famiglia Saccomani10). Dal 1802 la contessa Cecilia Dolfin aveva, infatti, sottoscritto con i fratelli Saccomani una serie di contratti di affitto inizialmente annuali e successivamente pluriennali per la gestione dei molini che giunsero così nel 1854, in seguito alla morte dello zio Gaspare, definitivamente in possesso a Giovanni. La stipula del contratto notarile di compravendita dei molini fra Vincenzo Saccomani fu Luigi detto Grottolo e il conte Giovanni Querini Stampalia, avvenne il 3 maggio 1864. Al Malgher il Saccomani aveva acquistato dal Querini anche due case coloniche e terreni per pertiche 31,59 e a Pasiano altre due case con terreni per pertiche 45,99. Nel corso degli anni successivi numerose furono le polemiche e le azioni giudiziarie contro i Saccomani da parte dei comuni di Pravisdomini, Chions e Azzano Decimo ( limitrofi a Meduna di Livenza ma in provincia di Pordenone) per i ristagni d’acqua dannosi all’agricoltura provocati dal molino del Malgher nel bacino del Sile11). La grande alluvione del 1882 pose fine a buona parte delle polemiche, poiché danneggiò irreparabilmente i molini che vennero in seguito demoliti.
Per i molini di Pasiano fu l’alluvione del 1966 a decretarne la fine12).
La Fondazione Querini Stampalia di Venezia interpreta oggi con le sue numerose e diverse attività culturali lo spirito profondo che animava l’agire del conte Giovanni.
Quale moderno precursore, attraverso il suo generoso lascito, ha donato non solo alla città ma a studiosi ed artisti provenienti da tutto il mondo, il luogo privilegiato e gli strumenti fondamentali – ieri come oggi – per l’emancipazione dell’individuo e l’arricchimento socio-culturale di tutta la collettività.
Maria Masolo – Sergio Rusalen
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10) La famiglia Saccomani risulta residente a Gorgo al Monticano (prov. Tv) già dal 1424 come riportato da L. Rocco, “Motta di Livenza e suoi dintorni”, Treviso, 1897, p. 593. Alcuni rami di questa famiglia di fittanzierimugnai si erano nel corso dei secoli stabiliti al Malgher e a Pasiano, dove si alternavano nella gestione dei molini. Solo per un breve periodo questi furono gestiti da Giuseppe Brunetta che inizialmente socio dei Saccomani subentrò nella conduzione degli stessi a causa di un periodo d’insolvenza della famiglia. Inizialmente, i molini del Malgher e di Pasiano furono gestiti dal ramo della famiglia Saccomani di Pasiano che qui risiedeva dalla metà del 1700, anche se un secondo ramo si era già stabilito al Malgher. Al riguardo: G. Piccinin, “Storia dei molini e della centrale idroelettrica di Pasiano”, Pasiano di Pn, 2007.
11) Gli articoli pubblicati sul periodico «Il Tagliamento» negli 1871-1873 offrono un quadro piuttosto esaustivo sulle accuse rivolte alla gestione dei molini gestiti dai Saccomani.
12) Anche per il molino di Pasiano, nonostante i pesanti interventi di ripristino, apparve evidente che l’attività molitoria praticata in modo artigianale, senza le moderne tecnologie, non risultava più così remunerativa – considerate anche le mutate abitudini dell’utenza e del vivere sociale – determinando la definitiva chiusura dell’impianto.
Da sinistra:
ASVe: “Savi Esecutori alle acque, Disegni Livenza”. 1608. Particolare dei molini di Pasiano (Pn).
ASVe: “Beni Inculti”, 1673. Particolare dei molini del Malgher ( locolità in Meduna di Livenza – Tv).
