Di Agostino Rampazzo
Montegalda, piccolo comune della provincia di Vicenza che conta circa 3300 abitanti, situato lungo il medio corso del Bacchiglione, è uno di quei luoghi in cui la storia si intreccia con il paesaggio in modo quasi naturale. Luogo di insediamento antico e importante Pieve battesimale intorno al Mille, vanta il Castello di età medievale, ora residenza nobiliare di notevole bellezza, e numerose ville del XVI-XVII secolo, a comporre un patrimonio architettonico diffuso che arricchisce il paesaggio e racconta la storia economica e sociale del territorio. Le sue dolci colline emergenti dalla verde pianura, le numerose ville patrizie e la presenza del castello, che domina il territorio da quasi un millennio, raccontano un passato ricco e dinamico.
Questo articolo presenta i caratteri del paesaggio e traccia le vicende storiche di Montegalda e del suo Castello, simbolo del paese, che ancora oggi ne definiscono l’identità.
Il Paesaggio

Veduta aerea del castello e del panorama circostante
Montegalda si trova nella parte sud-orientale della provincia di Vicenza, al confine con quella di Padova all’incirca a metà strada tra le due città. La sua posizione geografica è strategica, è situata infatti lungo l’asse viario e fluviale del Bacchiglione che fin dall’età romana ha favorito gli insediamenti e per secoli ha rappresentato una via di comunicazione fondamentale per spostamenti e traffici commerciali ma anche causa di conflitto fra le città.
Il territorio comunale, comprendente la frazione di Colzè, si estende su una superficie in prevalenza pianeggiante di circa 17 km² sulla sinistra orografica del Bacchiglione. Dal punto di vista geomorfologico il territorio ricade nell’ambito della media-bassa pianura veneta di origine alluvionale, un paesaggio modellato nei millenni dai sedimenti trasportati dal Bacchiglione e dal Brenta, processo iniziato alla fine dell’ultima glaciazione circa 11.700 anni fa (Olocene). In questo contesto pianeggiante l’elemento distintivo del paesaggio di Montegalda è la presenza di sette piccole colline, alte tra i 40 e i 70 metri e disposte a breve distanza l’una dall’altra. Queste alture rappresentano le propaggini orientali dei Colli Berici, con i quali condividono origini, natura geologica e diversi aspetti paesaggistici; nei pressi del centro abitato si trova il colle su cui sorge il castello, rilievo modesto ma storicamente importante, punto di osservazione privilegiato sulla pianura e sul fiume.
Tra i paesi della parte di pianura attraversata dal Bacchiglione, Montegalda si distingue anche per avere ancora un paesaggio verde e ricco di copertura boschiva. Oltre alla folta vegetazione che ricopre le alture collinari e a quella tipica ripariale lungo il corso a meandri del fiume, nel territorio comunale si trovano anche relitti della foresta che fino al Settecento ricopriva l’intera zona, come ancor oggi ricordano i toponimi di alcune vie (quale la via Boschi a Colzè). Sono presenti infatti alberi secolari, querce maestose, di cui alcune ritenute tra le più longeve della provincia. Nei parchi delle numerose ville, oltre alle specie autoctone tipiche dell’area, si rinvengono anche particolarità botaniche importate nel Settecento dalla Cina o dalle Americhe.
Fra le aree verdi di interesse storico, di rilievo l’esteso parco romantico con laghetto della villa Fogazzaro-Colbachini, che accanto alle specie originarie ospita anche una varietà di rare piante esotiche, e l’area naturalistica denominata Parco fluviale del Bacchiglione a Colzè, ricca di biodiversità e boschi golenali attraversata da percorsi arginali ciclabili che ha come punto di riferimento storico la conca di navigazione, un manufatto facente parte del sistema che un tempo facilitava la navigabilità del fiume.
Dal punto di vista storico-culturale Montegalda si caratterizza per la presenza di varie dimore nobiliari, disposte soprattutto lungo la strada che passando da Colzè collega il paese a Vicenza, alcune delle quali legate a personaggi della cultura vicentina, tra cui spicca la citata Villa ottocentesca Fogazzaro-Colbachini, ricca di reminiscenze dello scrittore Antonio Fogazzaro. Sorte a partire dalla seconda metà del Cinquecento e spesso accompagnate da giardini e parchi ornamentali, le ville sono il risultato di una combinazione di fattori che hanno favorito l’insediamento nel territorio della nobiltà e borghesia vicentina, attratte dalla posizione privilegiata in vicinanza del fiume che assicurava il trasporto fluviale per la produzione agricola e da un paesaggio naturale ideale per le dimore signorili di villeggiatura. Il paesaggio rurale, allietato dai profili boscosi del gruppo collinare in un contesto arricchito dalle ville, si estende su una vasta campagna con abitazioni sparse e occupata da coltivazioni cerealicole e frutteti, a testimonianza di una vocazione agricola radicata.

Veduta aerea di Villa Fogazzaro Colbacchini (a sinistra) e il laghetto all’interno del parco (a destra)
Cenni storici
L’etimologia del toponimo Montegalda è incerta; la parola in quanto scomponibile in “Monte” e “Galda” ha alimentato diverse interpretazioni, ma si riducono a due le ipotesi più accreditate:
- Origine germanica/longobarda: (Mons Wald) nome derivato da un misto latino/ germanico indicante un monte boscoso o più probabilmente da un misto latino /longobardo (Mons Warda) ad indicare una torre di avvistamento “Warda” di epoca longobarda (all’origine anche dell’omonima località sul lago di Garda).
- Origine latina: (Mons Galda) nome che potrebbe riferirsi a un personaggio romano, il pretore Servio Sulpicio Galba e legato di Giulio Cesare nella guerra della Gallia, toponimo rimasto probabilmente in seguito a una vittoria riportata in questi luoghi.
È probabile che il territorio di Montegalda, situato tra l’antichissima Patavium e Vicetia, lungo il medio corso del Bacchiglione, in antichità navigabile, sia stato abitato fin da epoca remota, come comprovato da diversi rinvenimenti nell’alveo del fiume di frammenti di ceramica paleoveneta, resti di suppellettili e armi.
Le prime e più consistenti tracce di frequentazione umana nel territorio risalgono all’età romana, come suggerito dalla probabile organizzazione centuriata dell’area e attestate da lapidi con iscrizioni (alcune ancora presenti murate in edifici) e da ritrovamenti sparsi, quale la villa rustica di Ghizzole del II secolo d.C., non lontano dalla riva destra del fiume. Da Montegalda passava la strada romana che congiungeva Padova a Vicenza e dove si trovava probabilmente la stazione di cambio cavalli (mutatio ad Finem) ricordata nell’Itinerarium Burdigalense 1, alla giusta distanza di X miglia da Padova come indicata dal manoscritto. Di questa strada non lastricata, oggi conosciuta col nome di via Pelosa, sono ancora ben riconoscibili lunghi tratti rettilinei. 2
La più antica attestazione scritta del toponimo “curte Montegauda” risale all’anno 968, in un atto notarile padovano per la vendita di alcuni terreni che menziona anche una chiesa dedicata a Santa Giustina “jura santi Justini”. A Montegalda coesistevano in quel tempo una corte del comitato vicentino con una chiesa confinaria appartenente alla Diocesi di Padova e una struttura fortificata capace di controllare un buon tratto del Bacchiglione che sarebbe stata contesa lungamente fra le due città rivali.
Nel corso del XII secolo, la località si trovò al centro delle ricorrenti dispute per il controllo delle acque 3 culminate in una guerra regionale che coinvolse anche la linea del Brenta e che si concluse con la Pace di Fontaniva (1147), in cui i vicentini rivendicarono il passaggio sulle vie fluviali verso Venezia e pretesero la soggezione politica di Bassano, Marostica e appunto Montegalda.
Nel 1176, secondo il Liber regiminum civitatis Padue, venne edificato il castello ma si ritiene più probabile che in quell’anno il manufatto, già esistente, sia stato in realtà ingrandito ed ulteriormente fortificato dal Comune padovano che allora controllava Montegalda, divenendo così un nodo cruciale nelle contese tra Vicenza e Padova. Le fonti cronachistiche medievali (in particolare gli annali vicentini e padovani) relative a quel periodo menzionano più volte Montegalda come luogo di scontri, assedi e rappresaglie; nel 1256 Ezzelino III, ormai destinato alla sconfitta nella feroce guerra con la crociata guelfa, fece assediare e conquistare il castello. Nel 1266 Vicenza e il suo territorio furono soggetti al “Patto di Custodia” che li vide sottomessi a Padova fino al 1311.
Montegalda riprese importanza militare con l’espansione scaligera verso il territorio padovano, che vide il castello in mano a Cangrande (1313) e che si arrestò con la definitiva sconfitta veronese da parte dei Carraresi nella battaglia di Castagnaro (1387). Durante la dominazione scaligera a metà del Trecento il territorio fu sottoposto sul piano amministrativo al Vicariato civile di Camisano e tale rimase sino alla fine del XVIII secolo.
Montegalda ridiventò vicentina con la conquista viscontea nel 1388 che ebbe termine con la dedizione di Vicenza alla Repubblica di Venezia nel 1404.
Con il dominio veneziano Montegalda conobbe un periodo di stabilità politica e di riorganizzazione economica. La Serenissima, interessata soprattutto al controllo delle vie d’acqua e alla produzione agricola, favorì la razionalizzazione del territorio e l’introduzione di nuove colture, il castello perse molta della sua importanza sotto il profilo militare e si accelerò così la sua trasformazione in residenza civile che avvenne nel 1455, quando Venezia lo donò al vicentino Chierighino Chiericati in segno di riconoscenza per la fedeltà dimostrata come amministratore militare della Repubblica.
Montegalda viene progressivamente integrata nel sistema territoriale veneziano, con facoltose famiglie veneziane e vicentine che investono nel territorio comunale costruendo ville e organizzando i fondi agricoli, come villa Chiericati nel Cinquecento (trasformata nell’800 dal nonno dello scrittore Antonio Fogazzaro), e nel Seicento la villa Garzadori e villa Gualdo, oggi sede del Comune.
(1) L’Itinerarium Burdigalense è il primo documento di pellegrinaggio cristiano in Terrasanta che possediamo. È stato scritto nel 333-334 da un pellegrino durante il viaggio da Burdigala (l’attuale Bordeaux) fino a Gerusalemme. Più dettagliato rispetto agli altri documenti, cita anche le singole mutationes (stazioni di sosta) incontrate lungo il percorso, rendendo possibile individuare tracce di luoghi situati in prossimità delle strade romane.
(2) Riguardo all’origine del nome, fino a qualche tempo fa si confrontavano due ipotesi: nome derivato dalla peluria delle erbe cresciute con l’abbandono della strada, oppure nome attribuito dalla popolazione per la presenza di lana (pelo) lasciata sui rovi dal passaggio delle greggi. Tali spiegazioni sono state entrambe superate da una più convincente interpretazione che fa discendere il nome da lapilosare (dal sostantivo lapidosus, ghiaioso) cioè l’operazione di inghiaiatura delle strade, con i secoli diventato la-pilosa.
L’attribuzione o meno della strada all’epoca romana è tuttora dibattuta; nominata stratam sancti Prosdocimi, nel 1265 venne ripristinata verosimilmente sui resti dell’antico tracciato e citata come strata Pellosa agli inizi del XIV secolo.
(3) Motivo fondamentale di attrito stava nel fatto che per posizione geografica, i vicentini in caso di conflitto potevano privare Padova dell’acqua, deviandola verso sud mediante una rosta all’altezza di Longare dove era materialmente possibile, e lo fecero almeno una dozzina di volte dal 1145 circa fino all’inizio del Quattrocento.
Il Castello: mille anni di storia
Chi arriva a Montegalda alza inevitabilmente lo sguardo sul verde colle che domina il paese, dove il castello sembra ancora vigilare sul paesaggio, come faceva la rocca originaria mille anni fa. Non è solo un edificio, è una di quelle presenze che raccontano secoli di guerre, potere, trasformazioni e rinascite. La possente e maestosa struttura, anche se trasformata in dimora patrizia, riportata all’antico splendore dopo anni di ininterrotti lavori di restauro, non ha infatti perduto l’aspetto della munita roccaforte, sempre al centro nei secoli di aspre contese.

Le vicende storiche
Osservando il castello che si erge imponente sulla sommità del colle si capisce che il rilievo, data la vicinanza al confine storico tra Padova e Vicenza e al fiume, in quanto il più adatto a dominare l’intera area, sia stato ben presto fortificato e che nel corso dei secoli sia passato più volte di mano.
Secondo il Liber regiminum civitatis Padue, il castello sarebbe stato costruito nel 1176, l’anno della battaglia di Legnano, ma si ritiene che la sua origine sia più antica. Montegalda infatti apparteneva sin dal secolo XI ai Maltraversi, Conti di Vicenza, ed è molto probabile che abbiano fatto erigere un’opera fortificata, presumibilmente attorno al Mille, sul colle dove esisteva una torre di avvistamento tardo romana; le fondazioni della torre, databile dopo il III secolo e rinvenute durante i lavori di sistemazione della corte d’armi, sono tuttora visibili nel cortile interno. Pertanto, è verosimile che nell’anno citato il fortilizio già esistente sia stato in realtà ingrandito, munito di torri ed ulteriormente fortificato ad opera dei padovani che allora controllavano Montegalda.
Nelle cronache padovane del 1188 si parla del castello come asilo di malintenzionati vicentini che, partendo da lì, danneggiavano il territorio di Padova; in conseguenza i Padovani non esitarono a impadronirsi della località provocando la recrudescenza del permanente conflitto tra le due città.
Nel 1256, durante il dominio di Ezzelino da Romano, Montegalda e Montegaldella si schierarono insieme contro il tiranno che affidò la conquista delle fortezze nemiche ai Vicentini fedeli: primi ad arrendersi furono i Montegaldesi che ottennero di allontanarsi “in camisiis et bracis”, mentre i difensori di Montegaldella, che si arresero solo quando la loro torre stava per essere abbattuta, vennero imprigionati e fatti accecare. Morto Ezzelino nel 1259, con il Patto di Custodia che vide la sottomissione di Vicenza, il castello rimase in mano ai padovani.
Dopo il 1311 il castello ebbe nuovamente un ruolo primario durante la guerra di espansione di Cangrande verso Padova. Ottenuto per tradimento dei difensori mercenari (1313), gli Scaligeri munirono il castello di bastioni, di fossa e di varie strutture difensive, tuttavia ben presto rimosse in quanto svantaggiose militarmente, una volta che fosse passato in mani nemiche, e realizzarono la nuova torre castellana e il ponte levatoio (lo stemma scaligero è tuttora visibile). In quel periodo il castello fu ripetutamente danneggiato e ripristinato, finché nel 1387 furono di nuovo i padovani ad assediarlo e costringerlo alla resa dopo che bombarde e mangani avevano scagliato contro la fortezza non meno di 330 proiettili, come registrò il custode della torre.4
Sotto i Visconti, succeduti agli Scaligeri nel 1388, il castello mantenne la sua funzione di baluardo avanzato verso Padova e servì da base di operazioni per i condottieri milanesi Giacomo dal Verme e Facino Cane nella guerra contro i Carraresi.
Dopo il 1404, con la dedizione sia di Vicenza, sia di Padova alla Serenissima, si mise fine alla plurisecolare contesa, la fortezza perse la sua importanza militare e come in altri casi fu destinata a residenza civile, dopo che nel 1455 Venezia la donò al vicentino Chierighino Chiericati per i servizi resi alla Repubblica come amministratore militare.
Il castello riprese la sua funzione per un breve periodo durante la guerra della Lega di Cambrai contro Venezia; nel 1511 ospitò l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo dopo la fallita impresa su Padova e nel 1514 fu occupato dalle truppe spagnole.
La famiglia Chiericati tenne la proprietà del castello fino al 1555 quando Gregorio Chiericati la cedette al patrizio veneto Andrea Contarini, che ne iniziò la trasformazione in villa di delizia, completata dopo il 1658 dalla famiglia veneziana dei Donà che realizzarono anche il giardino sulla spianata antistante. Successivamente il castello passò ai Grimani di S. Polo e infine ai Marcello.
Dopo l’ultimo dopoguerra, quando fu abbandonato come abitazione permanente, il complesso iniziò un costante declino, nel 1969 veniva rubata la collezione di armi, nel 1971 un incendio devastava l’area ovest e successivamente venivano danneggiate le statue del giardino. A metà degli anni ’70 la proprietà è stata acquistata dalla famiglia Sorlini, con l’imprenditore Luciano Sorlini, e l’intero complesso è stato sottoposto ad un accurato restauro, divenendo residenza della famiglia.
(4) Di questo assedio un cronista dell’epoca Conforto da Costozza ha lasciato un resoconto:
“Si erano le genti di Padova accampate per qualche giorno nei pressi di Poiana, quando di là mossero su Montegalda e circuendo il Castello piantarono tutto intorno grandi bombarde e briccolle e mangani. Si cominciò da quei di fuori a lanciare dentro la bastita, e quei di dentro rispondevano dalle loro bombardiere per benino, sinché però dovettero ritirarsi, non senza fare qualche sortita, nei quali badalucchi, i Padovani ebbero morti sino a 200 di loro. Speravansi di prendere d’assalto la Rocca e con fascine e scale si venne sotto le mura, ma i difensori disponendosi da leoni a respingerli li coprono di cenerata e li investono col ferro, tanto che essi voltano in fuga lasciando uccisi forse cinquanta dei più arditi e 200 feriti a morte. Con tutto ciò, trovandosi oramai senza munizioni, si arrese a Padova. In quella battaglia un custode della torre giunse a contare che furon gettate dentro il castello trecento e trentatré palle di pietra colle bombarde e furono segnate sopra un bastone, senza contare quelle gettate di notte, che non si poterono, per la oscurità, segnare. Nella stessa battaglia furono gravemente feriti molti notabili uomini di arme: Ugolotto Biancardo, Francesco Malizia, Biaggio Capo di Vacca, Giacomo degli Inselmini, Antonio Conti, Marsiglio dei Contabili che furono portati a Padova a provvedersi di salute”.

Il castello e il giardino
Il castello oggi: memoria storica e funzione culturale
Il Castello mantiene tuttora le sue caratteristiche medievali nonostante le varie modifiche nel tempo, specie con le trasformazioni veneziane, e il complesso restauro finalizzato a far rivivere il monumento ne ha valorizzato la struttura architettonica. È costituito da una cinta merlata di forma quasi ellittica e intervallata da quattro torri quadrate entro cui si inserisce il blocco centrale quadrilatero con loggiato destinato alle funzioni residenziali. In una delle torri, con ponte levatoio perfettamente conservato, è ricavato l’ingresso al cortile interno ornato di alcune statue della bottega del Marinali. Sul cortile si aprono le stanze affrescate nel 1780-82 da Andrea Urbani, pittore paesaggista veneziano; la cappella del 1718 conserva una tavola a mosaico con Deposizione, secondo alcuni risalente al XII secolo.
Nella spianata a sud si apre il classico giardino formale, la cui ideazione si colloca alla fine del ‘600 (in linea con i canoni del giardino veneto codificati da Vincenzo Scamozzi), con il tipico parterre di aiuole a forma geometrica, delimitate dal bosso e ornate da una fontana centrale e vasi di limone, le sculture provengono dalla bottega del Marinali. Il viale centrale si chiude in un terrazzo belvedere all’ombra dei cipressi e dei lecci dal quale si gode di un magnifico panorama verso i colli e la campagna tra Euganei e Berici.
Oggi il Castello di Montegalda rappresenta un importante punto di riferimento per la storia del territorio vicentino. La compresenza di elementi medievali e veneziani ne fa un caso di studio significativo per comprendere l’evoluzione delle architetture fortificate nella Terraferma veneta.
La sua funzione contemporanea, comprendente visite guidate, celebrazioni private ed eventi culturali contribuisce a dare vitalità al paese.
Il Castello non è soltanto un monumento architettonico che continua a definire il paesaggio di Montegalda ma un patrimonio culturale che offre una testimonianza tangibile della lunga storia veneta.
- AA.VV, Il Bacchiglione, Verona, CIERRE edizioni, 2008
- AA.VV., Il Veneto paese per paese, Firenze, Bonechi, 2000
- Elisabetta Docimo, La zona di frontiera nelle campagne tra il Vicentino e il Padovano nell’ Alto medioevo, tesi di laurea magistrale, Università Ca’ Foscari, Venezia, 2015, https://unitesi.unive.it
- Gianni Perbellini, Il castello di Montegalda: da motta medioevale a villa veneta, Roma, L. Sorlini, 1994
- Regione Veneto – PTRC, Ambiti di paesaggio atlante ricognitivo, 2009
- Comune di Montegalda, storia e territorio, materiali istituzionali
Da “Storia Veneta n°82” – febbraio 2026
