Di Marco De Biasi
I libri di storia locale sono sempre molto interessanti perché custodiscono e tramandano la storia di una località, di un personaggio, di un avvenimento e quant’altro. Sono beni preziosi, da salvaguardare e meritano di essere letti sempre con molta attenzione. Ci sono anche libri che tra le loro pagine raccontano qualcosa in più e diventano una testimonianza ancora più preziosa del nostro passato.
I mercatini d’antiquariato sono piacevoli da visitare e con un po’ di fortuna si possono trovare oggetti interessanti o insoliti. Qualche tempo fa mi è capitato di acquistarne uno,un libro di storia bellunese mancante nella mia biblioteca ma si è rivelato una sorpresa e promisi di indagare la sua storia in una delle visite all’archivio storico del comune di Belluno.
Il libro in questione s’intitola “Belluno Medioevale”, è stato edito nel 1934 e venne scritto da Virginio Andrea Doglioni.

Il libro con la sua spessa copertina in pelle.
Il mio sguardo venne subito catturato dalla pesante e spessa copertina, un po’ usurata ma assolutamente insolita in quanto non aveva nessun titolo o scritta, essa era in pelle rosso scuro, molto elegante e lavorata, compresi presto fosse stata realizzata appositamente per proteggere quel libro e svolge tuttora egregiamente la sua funzione. Il libro è perfetto, tavole comprese, presenta solo qualche ingiallimento e qualche macchia, sembra non sia mai stato sfogliato, non presenta tracce di appunti, pieghe o altri segni del tempo, pare nuovo di zecca e se ne capirà il motivo.
Si nota l’incollaggio della copertina al resto del libro.

Tracce di colla sulle pagine.

Lo stemma colorato a mano con colori pastello.
Sfogliando le prime pagine mi apparse evidente che avevo tra le mani un libro molto particolare. La seconda pagina ha uno stemma colorato a mano (nell’edizione originale è in bianco e nero), la pagina seguente ha una frase scritta a mano, in bella calligrafia:
“All’On. Carlo Delcroix amatissimo Capo nato alla vita eroica nelle sante linee di confine della Città del Piave, con riconoscenza e sconfinata devozione. La Sezione Prov. Di Belluno dell’Associazione Naz. Mut. E Inv. Di Guerra gennaio 1935 XIII”.
Sotto queste righe lo stemma dell’associazione.

La pagina con la dedica e lo stemma colorato
A questo punto occorreva capire il rapporto tra i due protagonisti della vicenda. L’autore, Virginio Doglioni, apparteneva a una famiglia nobile di Belluno, d’antichissima origine, infatti il primo documento nel quale compare la famiglia risale al 1210. L’albero genealogico si ramificò molto nel corso dei Secoli, già dal 1300 nel Maggior Consiglio di Belluno erano ben 4 i rami della famiglia Doglioni rappresentati. La famiglia era proprietaria di vari palazzi e possedimenti in città e dintorni, fino a Serravalle e nel trevigiano. Il casato vanta un elevato numero di canonici, minori conventuali, giudici, giuristi e notai, diede i natali a vari personaggi di rilievo, tra cui il letterato e poeta Ercole (sec. XVII), nonché lo storico Giovan Nicolò, autore nel 1558 della prima opera sulle origini della città di Belluno.

Giugno 1917. Virginio Doglioni al Vallone Popera (Dal Fondo V.A. Doglioni, archivio storico del comune di Belluno, album n°1).
Immagine pubblicata su concessione dell’archivio storico del comune di Belluno n°1 2024.
Carlo Delcroix nacque a Firenze il 22 agosto 1896, fu un convinto interventista. Nell’ottobre 1915 frequentò la scuola allievi ufficiali di Modena e nel febbraio seguente ne uscì aspirante ufficiale del 3°reggimento bersaglieri e venne inviato sul settore fra la Marmolada e il Col di Lana. Diede prova del proprio coraggio partecipando alle azioni per la conquista del Col di Lana.
Ai primi di gennaio del 1917 venne trasferito per dirigere i lavori di sgombero della molta neve caduta sulle mulattiere della Marmolada. Nel febbraio del 1917 fu mandato a Malga Ciapela con il compito d’insegnare ai fanti il lancio delle bombe a mano.

Carlo Delacroix
L’11 marzo del 1917, durante un’esercitazione, iniziò una forte nevicata che costrinse i militari a sospendere l’addestramento, e non permise agli artificieri di rimuovere gli ordigni inesplosi.
Nevicò tutta la notte e il giorno dopo un bersagliere aveva ricevuto l’incarico di bonificare la zona ma un ordigno esplose e morì. Delcroix per evitare altre disgrazie fece allontanare tutti e si mise a bonificare la zona lui stesso: setacciò con le mani, palmo a palmo tutto il terreno innevato, facendo brillare gli ordigni inesplosi in sicurezza. Egli trovò una bomba, che cerco di lanciare nel sottostante torrente Pettorina, ma questa gli scoppiò tra le mani, le schegge gli si conficcarono nel corpo, nonostante tutto riuscì a sopravvivere a questo terribile incidente e a superare con grande forza d’animo il fatto di aver perso le mani e la vista da entrambi gli occhi, per questo venne decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Fu tra i fondatori dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, dando impulso a un’opera di assistenza fra le più perfette d’Europa e ad un’azione di propaganda che ha varcato i confini del paese. La frazione di Sottoguda, per il suo atto altruistico, gli dedicò le scuole elementari e il suo ricordo è ancora vivo.
Virginio venne mandato al fronte nella zona del monte Peralba, vicino alle sorgenti del fiume Piave. Compì diverse azioni di guerra. Dopo lo sfondamento austroungarico nei pressi di Caporetto, la Ritirata lo colse e durante la marcia verso il Grappa ed il Piave, Virginio venne catturato sul Cansiglio il giorno di San Martino del 1917. Fu internato nel campo di prigionia di Sopronnyék, in Ungheria, rimanendoci fino al 4 novembre 1918 ma il suo fisico fu minato per sempre: contrasse la tubercolosi e si scoprì poi che parte dei bronchi erano stati lesionati dal gas. Quando rientrò in Italia, venne ricoverato nell’ospedale militare di Mantova e gli venne subito riconosciuta l’invalidità permanente (riportata sul suo stato di servizio in data 20 novembre 1918) e nel ’21 gli venne riconosciuta l’invalidità di 1° grado. Doglioni per alcuni anni dopo la guerra venne ricoverato in vari ospedali militari.
Conobbe Carlo Delcroix e diventarono amici sinceri.
Virginio scrisse il libro “Belluno medioevale” e nel 1932 iscrisse il manoscritto al concorso Savoia Brabante, la lettera di accettazione è del 5 dicembre.

5 dicembre 1832. Accetazione della domanda di ammissione al concorso Savoia Brabante
(dal Fondo V.A. Doglioni, archivio storico del comune di Belluno, album n°5, foglio 11).
Immagine pubblicata su concessione dell’archivio storico del comune di Belluno n°1 2024.

7 marzo 1934. Contratto della tipografia Benetta per la pubblicazione del volume
(dal Fondo V.A. Doglioni, archivio storico del comune di Belluno, album n°5, foglio 18).
Immagine pubblicata su concessione dell’archivio storico del comune di Belluno n°1 2024.
Nell’archivio storico del comune di Belluno è conservato il contratto di pubblicazione dell’editore Benetta, del 1934, dal quale ricaviamo che venne autorizzata la stampa di un volume di circa 120 pagine (saranno poco più di 100) ed una tiratura di 200 copie al prezzo di Lire 6 la copia. La ditta avrebbe accettato anche un pagamento in tre rate.
Una copia del libro venne inviata a Roma a Carlo Delcroix il quale per ringraziamento del dono ricevuto fece scrivere:
“Caro Doglioni, speravo di ringraziarla a voce del suo bellissimo libro, ma quando l’ho cercata era già partita. Si tratta veramente di un’opera d’arte che sarò lieto di conservare nella mia biblioteca. Colgo volentieri l’occasione per dirle che ho avuto ottime notizie dalla Sezione di Belluno da quando è affidata alla sua presidenza e di ciò vivamente mi rallegro. Mi abbia con simpatia. Carlo Delcroix.”

20 febbraio 1935. Messaggio di Carlo Delcroix a Virginio Doglioni
(dal Fondo V.A. Doglioni, archivio storico del comune di Belluno, album n°5, foglio 25).
Immagine pubblicata su concessione dell’archivio storico del comune di Belluno n°1 2024.
Non c’è modo di sapere se il libro che ho trovato sia effettivamente l’omaggio a Delcroix anche se tutto lo fa pensare; il fatto sembri intonso, che non sia mai stato sfogliato potrebbe essere un indizio decisivo, se ne capisce il motivo. Tuttavia mi piace pensare sia proprio quello e lo conserverò con molta cura.
Un sentito ringraziamento a Luca Moimas, direttore dell’Archivio storico del comune di Belluno per la disponibilità.
Da “Storia Veneta n°80” – settembre 2025